Di Eva Canola

La prima volta che ho incontrato Jason Polan, era dentro un libro. Nel senso che era il personaggio di un romanzo, più precisamente un artista, che durante un flash mob, si innamorava di una ragazza di spalle, e per ritrovarla, disegnava ogni singola persona nella città di New York. Le sue avventure di disegnatore seriale proseguivano poi nel libro, che è di Eleonora Sottili e si chiama “Se tu fossi neve”. A fine libro, l’autrice rivela che alcuni personaggi, a partire dal protagonista, sono stati ispirati a personaggi reali.

Jason Polan esiste davvero, ed è davvero un artista che a un certo punto della sua carriera ha intrapreso un mastodontico progetto in cui disegnava qualsiasi persona gli capitasse a tiro a New York. A questo punto ovviamente, dopo essermi affezionata al suo alter ego di carta, sono andata a cercarlo su internet.

Su di lui si trovano diversi siti in lingua inglese, e alcune notizie risalenti al 2020: è stata un po’ una botta scoprire infatti che Jason non c’è più, è mancato proprio a gennaio di quell’anno, appena prima che iniziasse l’incubo della pandemia.

Immagine di Jason Polan

Jason Polan via Instagram

Questa è la storia di un ragazzo che si era innamorato dei visi e delle persone al punto di disegnarle una per una.

Polan nasce in Michigan nel 1982, ma si trasferisce a New York all’inizio degli anni Duemila. Da giovane studia antropologia e arte all’università del Michigan, e sembra avere una passione per la catalogazione: ritrae tutti e 800 gli studenti della sua scuola, poi passa a disegnare, nel paesino di Skykomish, i 200 abitanti (cercandoli sull’elenco del telefono). I suoi progetti, per sua stessa ammissione, sono tentativi di fare arte cercando di interagire con più persone possibili. Dopo aver esposto con Artrain, una mostra allestita su vagoni del treno, prende parte ad un progetto viaggiante, in cui, con altri artisti su un van, lavorano con scuole e piccole comunità locali.

All’arrivo a New York, un po’ per passione, un po’ per conoscere altre persone, fonda un club di sketchers che si ritrova al Taco Bell. Può partecipare chiunque voglia, esperto o principiante.

Il progetto che lancia la sua carriera è quello in cui disegna ogni singola opera del MoMA, progetto che viene pubblicato poi in un libro.

Immagine di Jason Polan

Sorprese urbane. Da Sightunseen.com

Successivamente, nel 2008, arriva l’idea di disegnare ogni singola persona a New York. Il progetto è in partenza impossibile, gli abitanti di una città di otto milioni di abitanti sono una categoria di per sé inesauribile, ma forse è proprio questo ad affascinare Polan (che peraltro porta a casa la rispettabile cifra di 30.000 persone disegnate!).

I suoi sono disegni rapidissimi. Non manca una certa dose di humour, ma sono soprattutto i dettagli e una sincerità di fondo che colpiscono. Jason non “bara”: se il modello (consapevole o meno) si muove, non continua a disegnarlo a memoria, ma aggiorna la posizione strada facendo (ragion per cui alcuni ritratti hanno un numero anomalo di arti, o apparenti sproporzioni). I colleghi e amici artisti lo descrivono come un vorace osservatore, una persona con cui ogni passeggiata diventa un’avventura e qualcosa da ricordare, perché ogni dettaglio è importante.

Immagine di Jason Polan

Tutto mi importa. Da Jason Polan via Instagram

Il suo account Instagram, dove spesso pubblica, oltre ai disegni, fotografie degli angoli della città, è una collezione di dettagli. Le sue fotografie scattate al volo sono colpi d’occhio: una lattina incastrata tra le rotaie, le scarpe di una ragazza, un cartellone pubblicitario. A volte nella folla riconosce il viso di un personaggio famoso, e lo coglie con pochi tratti. I cittadini New York lo vedono spesso, tra gli scaffali di un negozio, in biblioteca, in un museo, o nella stazione di una metro, con l’aria concentrata di chi sta compiendo una missione. Di fianco a ogni disegno, due appunti al volo (“Uomo sulla linea 6, 11-1-2019” ma anche incidenti di percorso: “E’ sceso dal treno all’altezza della cinquantanovesima”!)

Immagine di Jason Polan

“Troppo veloce per me!” da Artribune

Nel 2015, il suo progetto diventa un libro: “Every single person in New York”, una dichiarazione d’amore (e attenzione) agli abitanti che ogni giorno formicolano attorno a Polan, spesso senza rendersi conto di finire in uno sketch. Chi di noi ama disegnare, specie le persone, riconosce in Jason lo struggimento febbrile di chi sa che il mondo è colmo di espressioni, tic e visi da catturare e sa di non poterlo esaurire tutto. Tutto è degno di attenzione, per chi vede.

Immagine di Jason Polan

Uomo di spalle al Taco Bell. Da CNN

L’ultimo disegno di Jason esce nel dicembre 2019. Ritrae un uomo di spalle, seduto proprio sullo sgabello del Taco Bell.

Il Taco Bell Drawing Club esiste ancora, anzi, ne esistono più di uno, in varie città. La socialità e l’idea del disegno come libera creatività, come sguardo acuto sulla vita, a dispetto del livello a cui si è, sembrano animarli, insieme a un ricordo ammirato e affettuoso del loro fondatore. Se ti capitasse di andare negli Stati Uniti e vedere un ragazzo concentrato che ti scruta al di sopra degli occhiali, con un blocco da disegno in mano, forse stai finendo in un’opera d’arte, e ancora non lo sai.

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